mercoledì 29 gennaio 2014

Comunicato stampa

In questi giorni nelle case dei cittadini di Caserta è stato recapitato, ad opera del Sindaco, un volantino dal contenuto propagandistico ed auto-celebrativo, che sembra prefigurare l’apertura di una campagna elettorale imminente. Questa considerazione è suffragata dall’esito di una serie di eventi politico-amministrativi molto discutibili, che stanno caratterizzando questa giunta, fino a quello che ne ha evidenziato finanche l’incapacità a mettere insieme il consiglio comunale per discutere dei problemi della città.
Il contenuto del volantino, tuttavia, ci offre l’opportunità di formulare delle note alle considerazioni espresse da Del Gaudio.
In primo luogo ci uniamo alla sua indignazione per l’aumento delle tasse, ma soprattutto, siamo indignati per come la sua amministrazione le gestisce, vanificando i sacrifici che siamo chiamati a sopportare in continuazione, e  che hanno raggiunto un peso insopportabile per famiglie allo stremo.
L’elenco delle medaglie che il Sindaco si è impropriamente appuntato al petto sono i soliti impegni futuribili, tirati fuori sempre nell’imminenza di qualche chiamata alle urne, ed annoverano il Policlinico, la Reggia, il nuovo PUC, il ‘buco’ della  ex 167 e il Belvedere di San Leucio. Ed a ben vedere molti degli impegni presi dal Sindaco è bene che restino delle pure enunciazioni, considerando una vocazione cementificatoria che questa amministrazione non ha mai nascosta, e che stava trovando la sua prima realizzazione nell’abortito progetto dell’housing sociale.
Umoristico poi il suo riferimento alla sicurezza ed al controllo del territorio come risultati concreti della sua attività, che ci fa pensare che il sindaco viva in una dimensione parallela. Se si riferisce al traffico, alla sosta selvaggia, ai trasporti, questi versano in uno stato caotico e incontrollato, basti vedere il pullulare di parcheggiatori abusivi finanche nell’area adiacente il palazzo comunale, con buona pace dell’annunciata tolleranza zero.
Sul ‘Corno Rosso’ abbiamo già ampiamente argomentato, anche se proviamo ancora vergogna per la risonanza, anche internazionale, che ha avuto questa strampalata iniziativa, e che ha fatto da corollario al peggior risultato in termini di visitatori alla Reggia di Caserta : meno 18% nel 2013.
Non vogliamo soffermarci sulla riqualificazione del centro storico, e sugli obiettivi che ‘rilanceranno l’economia della città’, perché la credibilità di questa intenzione la possiamo valutare in modo emblematico tenendo conto di come Del Gaudio, dopo due anni e mezzo di mandato, è stato incapace di decidere se la chiusura parziale o totale di duecento metri di strada per attuare una ZTL sia un bene o un male per i cittadini di Caserta.
A margine poi della enunciazione che trasferisce in un incerto futuro scelte trasparenti, condivise, responsabili ed ecosostenibili, ci sentiamo di fare un ulteriore sollecitazione a chi dovrebbe tutelare in primis la salute dei suoi cittadini: perché non provvede a smaltire l’amianto che ancora giace all’aperto, pericolosissimo, nel rione Vanvitelli, in un’area di gioco dei bambini, come Sinistra Ecologia e Libertà ha già da tempo segnalato?

Nella lettera manca poi un riferimento che ci piace ricordare: L’Acqua Pubblica.

Caserta, 29 gennaio 2014

Sinistra Ecologia e Libertà Circolo ‘ Pablo Neruda’ Caserta

martedì 17 dicembre 2013

Il Corno della vergogna

Comunicato Stampa

La vicenda del “Corno Rosso”  ci ha posto, in questi giorni,  alla ribalta nazionale e internazionale,  esponendo questa città  a moti di  scherno e di ironia,  tanto forti, da  costringere il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali  ad intervenire  sul Sindaco Del Gaudio e fargli abbandonare l’arrogante difesa della scelta e  tornare sui suoi passi,  rimuovendo quel coso.
L’installazione, di cui si valuterà la validità artistica quando se ne troveranno le ragioni, è un  iniziativa che rimarca la inadeguatezza culturale con cui l’amministrazione casertana si esprime nei confronti del suo enorme capitale monumentale.
Fare parcheggiare gli autobus turistici  al Monumento ai Caduti o progettare l’insediamento di un  Wine Bar sotto lo scalone del  Belvedere di San Leucio, sono  solo alcune delle poche e fallimentari idee avanzate,  a cui va accumunata anche quest’ultima , che hanno caratterizzato  l’attività  pseudo culturale di questa amministrazione.   
Sono iniziative che  appartengono ad un livello di sottocultura  spendibile nei  reality show, che impedisce ai nostri amministratori di rilevare che il movimento turistico, cui è indirizzato il Corno,  non è costituito da fessacchiotti di cui approfittare, retaggio di un modo di pensare vecchio di  decenni, ma è oggi l’espressione di un movimento culturale nazionale e internazionale di più ampio respiro, molto esigente e  abituato a scegliere tra  offerte culturali di grande valore, accompagnate da una disponibilità di servizi  sempre maggiori e più efficienti.
Ci sarà pure, infatti,  un motivo che porta, in un anno,  dieci milioni di persone a Versailles  e una percentuale trenta volte minore  alla Reggia di Caserta,  attestato che, come valore storico, artistico e monumentale, questa  non ha niente da invidiare alla prima. 
Caserta ha un patrimonio monumentale di tale consistenza che non  ha bisogno per la sua promozione turistica di sprecare risorse in costose banalità  folcloristiche, anzi,  queste sono oltremodo dannose perché sviliscono i significati sociali, culturali e storici  di questo patrimonio che  come comunità abbiamo la responsabilità di custodire, promuovere e valorizzare,  perché sono beni di valore universale che appartengono al Patrimonio dell’Umanità.
Hanno ragione gli studenti, Caserta  ha bisogno di investire in cultura vera,  altro che foto con le spose.
Caserta, 16 dicembre 2013

Circolo ‘P. Neruda’ Sinistrta Ecologia Libertà - Caserta

lunedì 25 novembre 2013

Documento per il congresso provinciale di Caserta


Lo stato di Fatto

La celebrazione del secondo congresso nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà deve rappresentare  il punto di passaggio del nostro partito alla maturità, e portarci “oltre” sul piano organizzativo, strutturale e politico.  Ci deve consentire di rimodulare l’esperienza politica di questi anni in funzione del ruolo di “sinistra” italiana che abbiamo  scelto di rappresentare. Nella stessa ottica, va ottimizzato il ruolo di opposizione in Parlamento, dopo che le vicende post -elettorali hanno fatto svanire la funzione di  governo per cui eravamo candidati. 
Della fallimentare esperienza di “Italia Bene Comune”, resta da gestire la responsabilità di essere  punto di riferimento per la sinistra in Italia, dobbiamo quindi marcare questa connotazione che abbiamo rivendicato e che ci viene riconosciuta.    Ma siamo in ritardo. Il tempo che ci vede  invischiati, sul piano nazionale, nel gioco, truccato, della democrazia che oggi esprime questo Paese, ci logora. Come l’inutile  perdita di tempo speso ad aspettare il Partito Democratico, ostinandoci con ottusa insistenza a non riconoscerne come gravi e irreparabili le mutazioni genetiche che ne hanno determinato la caotica deriva in cui versa, e che lo vede, contestualmente, nel ruolo di governo e di opposizione.
Non ci  ingannino i continui riferimenti al cambiamento, Renzi, Civati o Cuperlo sono già sotto il controllo protettivo della vecchia nomenclatura del partito. Questo rende poco credibile l’avvio dell’auspicato rinnovamento e, soprattutto, marca la deriva centrista di questo partito  costringendoci ad una rivisitazione dei rapporti che SEL vorrà stabilire con esso per il futuro.  
A tale proposito, per evitare di dare un segnale di subordinazione, sarebbe stato meglio anticipare  il nostro congresso rispetto al loro, fugando, così, ogni residua tentazione a migrare in un partito che ha evidenziato tutta la sua inaffidabilità, l’approssimazione e la feroce conflittualità interna, mettendo in discussione ogni  limite etico-morale,  collocandosi, così,  molto distante dal modello di partito che noi vogliamo raggiungere.
Intanto, il nuovo governo, voluto da Napolitano, si è rivelato figlio della spinta restauratrice di un sistema politico logoro e dannoso, che non riesce più a mascherare il fallimento politico ed economico del Paese, diventando di fatto parte del problema.  Consolidandosi le larghe intese, tra PD e PDL , infatti, si sono saldate, più profondamente, le forze portanti dei due blocchi di governo che insieme, alternativamente, anche se con diversa rilevanza, hanno in carico il 100% delle responsabilità della crisi attuale nel nostro Paese.   Un accordo che agisce come un tappo contro le innovazioni di uomini, di merito e di metodo, assolutamente  necessarie per affrontare  questa crisi che, è dimostrato, continua ad  arricchire i ricchi e impoverire, sempre di più, i poveri.
Provvedimenti vuoti, platealmente carichi di ipocrisie, vengono creati come diversivi per sfruttare una disponibilità propria delle situazioni di emergenza, quella di  forzare le scelte e manipolare  le regole. Questo concetto si evidenzia con sufficiente chiarezza nella legge di  stabilità che sta per essere varata, che si configura come una manovra economica approssimativa ed evanescente, che non risolve, nonostante la richiesta di nuovi sacrifici, le penalizzazioni, i balzelli e la costante perdita di posti di lavoro, la fase di  recessione, da cui, unico in Europa,  questo Paese, non riesce ad uscire.
Nel mentre, Berlusconi è ancora lì, a forzare provvedimenti che ne impediscano il definitivo declino, magari un’ amnistia, o nella speranza che dal  ricatto continuo di far cadere il governo possa nascere un accordo che lo rimetta in gioco.
Non sorprende, quindi, che questo governo non riesca a motivare la sua esistenza sulla base dei risultati raggiunti, ma minacci lo spettro di immani catastrofi, in caso di decadenza, come se si potesse andare peggio di come hanno ridotto il paese.
Ma come si esce da questa crisi se stiamo distruggendo l’ambiente, avvelenando il territorio, sperperando il pregresso impianto produttivo costituito da eccellenze universalmente riconosciute, e se costringiamo i nostri giovani ad avviare una nuova stagione di emigrazione, come nel dopoguerra? Con l’aggravante che questa volta a lasciare sono giovani di cultura e di alta preparazione, un patrimonio che viene dilapidato dalla incapacità e mancanza di coraggio, di un governo che si logora nel tamponare le continue emergenze, invece di credere e investire nelle capacità di questi giovani che diventano risorse per i paesi che li accolgono.
Come sempre, è soprattutto il Mezzogiorno a pagare il prezzo più caro della crisi, esposto, senza  difese, in un contesto che ne ha dimenticato la fragilità strutturale,  vede ulteriormente aggravato il rischio, ormai non più sostenibile, di attacco da parte della povertà e della malavita organizzata. Ne è un esempio la catastrofe ambientale in Campania, di cui, la cronaca di questi giorni, grazie alla coraggiosa scelta di trasparenza della presidente Boldrini, fa emergere, in tutta la sua gravità la responsabilità di chi, tenendo segreti i verbali delle deposizioni del pentito Schiavone alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti, si è reso complice di uno scempio che è perseverato, immunemente,  per un altro ventennio. Uno scempio che oggi ci avvilisce perché la sua enormità lo rende pressoché irreparabile.
E non si evidenziano risposte adeguate verso le problematiche  del lavoro, dove si registrano ogni giorno nuovi record negativi dell’occupazione, con percentuali inaccettabili nei confronti dei giovani, il problema dei migranti, dopo l’emergenza dei tanti morti,  è già passato in secondo ordine, mentre tutto l’apparato politico istituzionale si dilania sul problema del voto segreto o palese per la decadenza da senatore di Berlusconi.
Tutto questo, conferma quello che avevamo già rilevato, l’incapacità di questa generazione politica di immaginare e progettare un’ ipotesi credibile di sviluppo per il  futuro del Paese, tutta chiusa a difesa dei propri privilegi che continuano ad essere elargiti, nonostante i continui scandali, a cominciare dal mantenimento della vergognosa legge elettorale. E’una classe politica convinta di rappresentare e governare dei perfetti idioti. Da qui  la necessità che dal nostro congresso prenda corpo un iniziativa che ci porti sulla “STRADA GIUSTA” , che significa porre le basi  per  elaborare il progetto di un nuovo modello di organizzazione sociale ed economica, più giusto e solidale, che tenda a richiudere il divario, ormai osceno, tra ricchi e poveri, che questo stato di cose ha creato.


Ruolo e funzione

Poiché resta compito della politica e dei partiti, come insostituibili strumenti costituzionali, portare a soluzione i problemi di questo Paese, questo congresso deve promuovere, oltre al necessario consolidarsi di una più opportuna struttura organizzativa, l’apertura di una discussione che porti  tutta la “sinistra possibile”,  comprese, quindi, le associazioni, i movimenti ed i singoli cittadini, ad essere protagonisti dei cambiamenti necessari a ricucire con la società un rapporto lacerato da anni, per evitare che tutto continui come adesso.
A questo scopo, come segno di massima apertura al nuovo progetto,  è opportuno andare al superamento  della personalizzazione rappresentata nel simbolo del partito.
Bisogna, infatti, mirare a  riportare alla partecipazione alla vita politica e a questo nuovo progetto, oltre a quote consistenti del discusso centrosinistra, PD, Ingroia, Di Pietro, ecc., quote consistenti di quel 50% di non votanti che hanno scelto di stare fuori, dopo che, come noi, hanno rifiutato di partecipare alla deriva dei vecchi partiti.  Aprire uno spazio praticabile e credibile, aperto a chiunque voglia  impegnarsi a rigenerare uno strumento indispensabile, dimostrando che si può fare buona politica anche nei partiti.
La lettura dei processi politici che hanno interessato la sinistra italiana in questi ultimi anni, ci indicano che, per un nuovo percorso  di aggregazione, non si può  più fare riferimento ad una improbabile base ideologica, né legarsi ad un  processo costituente che si articoli su una superata, lacunosa e frammentaria continuità storica.
C’è, quindi, spazio per agire in un campo più vasto di aggregazione, che consideri i movimenti, le associazioni, i singoli cittadini, avendo consapevolezza che la democrazia si può praticare in modo trasparente  e libero, che si può costruire un partito in cui minoranza e maggioranza non siano “stati patologici cronici”, ma momenti di una dinamica democratica in continua evoluzione che privilegia i temi politici, non l’appartenenza ad un gruppo, una corrente  o ad un capo, che deve accreditarsi quote,  frazionarie, di potere.
La difesa della Costituzione indicata come “via maestra” per rimettere insieme la sinistra può rappresentare un buon viatico, perché in essa sono contenuti i valori in cui crediamo.
Noi pensiamo che sia possibile sviluppare una risposta alternativa, “di Sinistra”  alla fallimentare scivolata  neoliberista della globalizzazione. All’introduzione dell’euro, non ha fatto seguito l’unione politica dell’Europa, questo è un limite che ha  determinato, nella fase di crisi, una competitività tra le nazioni appartenenti alla comunità europea che va superata, rilanciando la costruzione di una nuova fase costituente continentale.
Questa Europa delle nazioni, degli interessi corporativi, delle rendite di posizione degli stati forti sui deboli, abbinati alla mancata armonizzazione delle politiche fiscali, finanziarie e sociali, sta generando squilibri e risentimenti popolari che stanno pericolosamente ingrossando le fila dei partiti populisti, para-fascisti e anti-europei.
La ‘Strada Giusta’ è quindi anche quella di una sempre più consistente spinta verso l’integrazione europea, dove sia garantita la dignità di ogni popolo e di ogni singola persona sostenendo e garantendo in ogni paese,  la promozione sociale, i diritti dei cittadini e dei lavoratori, l’accoglienza dei flussi migratori, la  difesa dell’ambiente e della salute. Dove, sull’esempio dei paesi federali, qualsiasi stato dell’Unione non sia lasciato al suo destino, e le sue popolazioni non siano mortificate da inapplicabili misure di rigore oltre ogni limite di sopportazione.
Il prossimo appuntamento elettorale riguarda proprio il Parlamento Europeo ed è nella nostra collocazione nel Partito del Socialismo Europeo la prospettiva della nuova sinistra italiana.
E’ tempo  di prendere coscienza dell’evidente difficoltà di un sistema economico e politico nazionale e internazionale che si è rivelato fragile ed inadeguato, eccessivamente soggetto a  fattori speculativi ed emotivi, quindi incoerente e manipolabile.
Il capitalismo e le sue mutazioni, posto come base ideologica dei nostri tempi, è imploso, ha mistificato il suo fallimento confondendone gli esiti con la ineluttabilità della globalizzazione,  una parola  che è servita per giustificare l’inadeguatezza della politica  nei confronti di un mercato sempre meno reale e sempre più finanziario.  Ma oggi  sono già in campo, sul piano culturale ed economico,  ipotesi alternative che hanno bisogno del necessario supporto politico  per attivare l’elaborazione di un progetto diverso
Esiste, ad esempio, un avviato sistema di monitoraggio della attività economico- sociale  che ha come riferimento  parametri diversi da quelli relativi  al  PIL ( prodotto interno lordo) o  dell’ andamento dello  spread.  Il profitto fine a se stesso non può più essere  la misura della crescita della civiltà del terzo millennio. Nel 2013 è uscito il primo rapporto sul BES (Benessere Equo e Solidale) che si inquadra in un  articolato di dodici punti nodali su cui si basa una nuova valutazione dell’apporto socio economico e politico della nostra civiltà.  “Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile – nato da un’iniziativa del Cnel e dell’Istat – si contestualizza  nel dibattito internazionale sul cosiddetto “superamento del Pil”, stimolato dalla convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di uguaglianza di opportunità e sostenibilità.”
Il rapporto  “BES”  è  quindi una base scientifica che contribuisce  a definire che cosa conta davvero  per l’Italia, partendo dai bisogni reali dei cittadini e rendendo concreta la possibilità di superare gli attuali parametri, che altro non sono che misuratori del profitto in modo indiscriminato ed egoistico.

Organizzazione

Abbiamo condiviso e sostenuto, come partito, in ipocrito anonimato, la manifestazione in difesa della Costituzione , “La Via Maestra” , quindi,  l’assunto costituzionale che conferisce ai Partiti la funzione di strumento per l’attuazione del principio democratico e della sovranità popolare, affermando che i cittadini hanno il diritto “di associarsi liberamente in partiti per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale”. Coerentemente con questo assunto, e riconoscendo, per quanto ci si possa camuffare, in questi tempi di anti-politica, la necessità dei partiti di essere comunque il veicolo dell’azione politica, nell’agenda del prossimo congresso  bisognerà inserire il tema di come si riorganizza Sinistra Ecologia e Libertà, come partito meno evanescente di quello fino ad oggi percepito da simpatizzanti e aderenti.
In provincia di Caserta, più che in altri territori, il tema della organizzazione ha inciso negativamente. Sia l’ultima tornata elettorale delle  amministrative del maggio 2013, sia il precedente turno delle elezioni politiche si sono chiuse senza entusiasmare, confermando le difficoltà evidenziatesi già nella rabberciata impostazione data alla partecipazione alle primarie. Al tema della organizzazione, va anche ricondotta, indirettamente, la totale assenza di Sinistra Ecologia e Libertà della provincia di Caserta, in tutta la filiera istituzionale, (Provincia, Regione, Parlamento). Un tema già posto, ma irrisolto,  che marginalizza il partito casertano anche sulle tematiche che hanno  ricadute specifiche sul suo territorio, come la questione ambientale, legate all’inquinamento dei suoli e  della  cosi detta “Terra dei Fuochi”, pur egregiamente trattati, dai nostri parlamentari, in sede nazionale e regionale.
Ma il tema delle carenze organizzative, e comunicative,  si ripropone ogni qualvolta il partito si esprime senza  una forte caratterizzazione, ci siamo collocati in un limbo che ci priva della necessaria visibilità anche nei processi di cui siamo promotori.
Veniamo, alternativamente, catalogati come partito e quindi emarginati nel generalizzato e irrazionale rifiuto della politica  che sta attraversando tutti i movimenti e le associazioni e  tendiamo  a spersonalizzarci nei rapporti con gli altri partiti. 
In questo congresso,  su queste considerazioni,  Sinistra Ecologia e Libertà  deve dotarsi, sul piano organizzativo, di una capacità progettuale più efficiente, ponendo rimedio alle difficoltà  che, in qualche caso, pur nascendo su giuste linee di principio, diventano penalizzanti nella pratica politica. 
Considerata l’impraticabilità, visto  il sostanziale fallimento di tutti i tentativi fatti,  di organizzare un ”partito liquido”, ipoteticamente funzionante solo se si lega all’obbrobrio di una legge elettorale come il “porcellum”,  vanno trovate misure adeguate a rinforzare e radicare maggiormente le funzioni delle strutture territoriali, salvaguardando la logica di dare massima apertura alla partecipazione delle associazioni, dei  movimenti e dei singoli cittadini.
Vanno quindi  precisate le funzioni del tesseramento che non può rimanere  a livello nazionale,  perché crea distacco tra la adesione generica alla linea politica nazionale e le specificità dei territori, e in molti casi nega la possibilità di stabilire un rapporto con gli iscritti, rendendo difficile la comunicazione, la convocazione e la condivisione delle iniziative delle attività  e dei contenuti politici dei circoli sui territori.
Viene inoltre limitata anche una minima possibilità di finanziamento, pur necessario per un attività sul territorio.
Ma vanno rivisti un po’ tutti i temi dell’organizzazione:l’azzeramento delle doppie cariche; la funzione dei rappresentanti parlamentari nei territori; la selezione della classe dirigente, per cui dobbiamo impegnarci in un rinnovamento che non sia banalmente anagrafico, ma che risponda a oggettive  valutazioni  di meriti e  fallimenti, in una dinamica continua che impedisca il consolidarsi di posizioni di potere e  promuova la formazione di sempre nuove classi dirigenti, fatte da giovani, a cui va garantita la possibilità di maturare le giuste esperienze per una corretta crescita politica; la decodificazione di un rapporto con le associazioni e i movimenti che ancora ci identificano, sopportandoci a fatica, come controparte, perché siamo  accumunati nel generico e irrazionale rifiuto dei partiti e del distacco dalla politica.
In conclusione l’auspicio è che questo partito, arrivato dopo soli tre anni dalla sua costituzione ad avere una rappresentanza istituzionale, possa essere percepito come una realtà diversa dalle vecchie nomenclature politiche che hanno fatto fallire questo paese, ed in grado di proporre i valori di una sinistra che, in Italia come altrove, trova difficoltà ad affermarsi come classe dirigente. Valori che sono quelli della solidarietà sociale, della eguaglianza delle opportunità, del benessere diffuso, della dignità del lavoro, della politica come servizio alla collettività e della preservazione dell’ambiente.


Sinistra Ecologia e Libertà,  circolo  P.Neruda Caserta
Facebook  - selcaserta


sabato 23 novembre 2013

Assemblea pre-congressuale di circolo

Comunicato stampa

Si è tenuta nella giornata di giovedì 21 novembre l’annunciata assemblea degli iscritti  al Circolo SEL P.Neruda di Caserta , in preparazione degli appuntamenti congressuali  che si susseguiranno fino alla celebrazione del 2° congresso nazionale del gennaio 2014.

Una discussione ricca di interventi, protrattasi per oltre tre ore, che ha sviscerato le problematiche del complesso momento politico nazionale e territoriale.
Di particolare interesse gli interventi che hanno marcato la qualificata partecipazione dei nuovi iscritti  al circolo casertano.

Viene confermato l’impegno per rigenerare, nell’ottica della difesa del dettato costituzionale,  il partito, come forma di aggregazione con cui si organizza la rappresentanza politica dei cittadini. Consci della difficoltà che questo rappresenta, soprattutto in questo momento, siamo anche consapevoli di poter dimostrare che si può fare, anche nei partiti, buona politica, rendendo praticabile, per tutti, uno spazio di partecipazione  reale e democratico.
Perché, come è stato sottolineato in molti  interventi, è sentita sempre più fortemente l’esigenza di contribuire a costruire per l’Italia e per l’Europa un nuovo punto di riferimento : La sinistra.

Oltre agli aspetti legati alle scadenze congressuali, tra cui la discussione  di un documento elaborato dal circolo come contributo al dibattito congressuale,  sui temi  politici e organizzativi  che  SEL dovrà affrontare, si è dibattuto  della situazione nella città capoluogo.

E’ emerso soprattutto per Caserta la necessità di stimolare la riapertura di un dibattito nella sopita opposizione per smascherare le ipocrisie di un’ amministrazione che partecipa alle marce per la difesa dell’ambiente e lascia, in tutta la sua pericolosità, come abbiamo segnalato da mesi, l’amianto nel Rione Vanvitelli e si appresta a raggirare gli esiti referendari sul tema dell’acqua pubblica con iniziative amministrative per  l’avvio di una gara per l’affidamento ai privati. Ma è nell’imminenza della votazione del Bilancio Comunale che sarebbe opportuna una forte azione congiunte delle opposizioni, considerando che questa città non è più in grado di sostenere ulteriori pressioni tributarie, stremata com’è da una crisi economica, sociale ed occupazionale senza precedenti.

E’ dal territorio, da questo territorio, che il Circolo di Caserta di SEL intende stimolare l’impegno e l’azione politica della federazione provinciale, facendo in modo che il prossimo congresso rilanci l’azione e la propositività della sinistra per affrontare e risolvere le tante emergenze che stiamo vivendo.

Caserta, 23/11/2013


Sinistra Ecologia e Libertà Circolo ‘ Pablo Neruda’ Caserta